III. ENCUENTRO INTERNACIONAL "TERRITORIO Y VIDA" 22,23,24 DE JUNIO DE 2007, OVIEDO, ASTURIAS
AGRO – COMBUSTIBLES, EXPLOTACION MINERA, MERCANTILIZACION TERRITORIAL Y MEMORIA COLECTIVA
RED DE ALTERNATIVAS A LA IMPUNIDAD Y LA GLOBALIZACION DEL MERCADO
MESA: GLOBALIZACION DEL MERCADO Y RESISTENCIAS Panel 1: Agronegocios y agrocombustibles
BRISOP (Brigate di Solidarietà e per la Pace), Toscana, Italia
LA COMBUSTIONE DELLE BIOMASSE NEL CONFLITTO CITTÀ - CAMPAGNA
"L’ecologia, si sa, è liberazione finché parte dal principio che al banchetto della vita debbano partecipare tutti,con gli stessi diritti e gli stessi limiti. Ma che porta necessariamente ad un universo concentrazionario se l’imperativo per scongiurare l’ecocatastrofe diventa quello di riservare le risorse terrestri pressoché esclusivamente ai privilegiati."
Dario Paccino – "La trappola della scienza" - 1978 (Continua)
Interrvento delle Brigate di sdolidarietà e per la pace al III Incontro internazionale della Rete delle Alternative all'impunità e alla globalizzazione del mercato, Oviedo luglio 2007, al tavolo di lavoro sulle infrastrutture
III. ENCUENTRO INTERNACIONAL "TERRITORIO Y VIDA", 22,23,24 DE JUNIO DE 2007, OVIEDO, ASTURIAS
AGRO – COMBUSTIBLES, EXPLOTACION MINERA, MERCANTILIZACION TERRITORIAL Y MEMORIA COLECTIVA
RED DE ALTERNATIVAS A LA IMPUNIDAD Y LA GLOBALIZACION DEL MERCADO
MESA: GLOBALIZACION DEL MERCADO Y RESISTENCIAS Panel 3 : INFRAESTRUCTURAS
LOS DESMADRES AMBIENTALES EN ITALIA
comunicazione di: BRISOP, Toscana, Italia (Continua)
DeVer 329 La grave amenaza de los biocombustibles.
Mientras la política pública en Colombia flexibiliza la tenencia colectiva de la tierra, promueve la siembra de palma aceitera, incluso, en territorios apropiados ilegalmente por la estrategia narcoparamilitar, y se proyecta esta siembra extensiva como mecanismo de reinserción económica de los paramilitares y este es producto de exportación, análisis de Ecologistas en Acción, el Movimiento Mundial por los Bosques, el CETRI, así como aportes de nuestra Comisión de Justicia y Paz evidencian la insostenibilidad del discurso ecológico de los biocombustibles, la imposibilidad de una auténtica ética empresarial para la producción limpia, pues de suyo, la racionalidad y los intereses del mercado son los que priman por encima del bien de la humanidad y del planeta.
En el caso de Colombia millares de hectáreas de siembra de palma se encuentran en territorios apropiados i legalmente a sangre y fuego, con engaño y mecanismos fraudulentos. Se han violado sistemáticamente derechos humanos pero al mismo tiempo se has destruido ecosistemas para imponer la siembra de palma, se han cometido crímenes ecológicos, ambientales a sistemas de vida complejos, plurales. (Continua)
Arundhati Roy
La globalizzazione economica ha accresciuto la distanza tra chi prende le decisioni e chi ne subisce gli effetti (1). Sono gli incontri quali il Forum sociale mondiale a consentire ai movimenti di resistenza locali di ridurre questo divario e di fare causa comune con i loro omologhi dei paesi ricchi. Ad esempio, all'epoca della costruzione della prima diga privata a Maheshawar, l'impegno congiunto del Narmada Bachao Andolan (Nba), dell'organizzazione tedesca Urgewald, della Dichiarazione di Berna (Svizzera) e della Rete internazionale dei fiumi di Berkeley ha indotto varie banche e imprese internazionali a dissociarsi dal progetto. Questo risultato non sarebbe mai stato raggiunto senza una tenace resistenza locale; ma altrettanto indispensabile è stato il sostegno a questo movimento sulla scena mondiale, che ne ha amplificato la voce mettendo in imbarazzo gli investitori e costringendoli a ritirarsi. (...) Uno dei rischi per i movimenti di massa è quello dell'«ong-izzazione» della resistenza. Non vorrei essere fraintesa: non si tratta certo di mettere sotto accusa in blocco le organizzazioni non governative (Ong), molte quali svolgono un lavoro di indubbia validità. Ma altre sono fittizie, e in quelle acque torbide c'è chi cerca di mettere le mani sui fondi degli aiuti o di frodare il fisco. Vale comunque la pena di esaminare questo fenomeno in un contesto politico più ampio. (Continua)
di James Petras
Già al principio degli anni '80, i settori più lucidi delle classi dominanti neoliberali si resero conto che le loro politiche stavano polarizzando le società e provocando malcontento su vasta scala. I governanti cominciarono a finanziare e promuovere una strategia parallela "dal basso": la promozione di organizzazioni "di base" con ideologia "antistatalista" per intervenire tra le classi potenzialmente conflittuali al fine di creare un diversivo sociale. Queste organizzazioni, dipendenti finanziariamente dai fondi neoliberali, erano direttamente concepite per competersi con i movimenti sociali la lealtà dei leader locali e di comunità attiviste. Negli anni '90, queste organizzazioni descritte come "non governative" erano diventate migliaia e ricevevano circa 4 miliardi di dollari a livello mondiale. La confusione rispetto al carattere politico delle ONG proviene dalla sua storia precedente agli anni '70 ovvero durante le dittature. In questo periodo le ONG funzionavano fornendo appoggio umanitario alle vittime delle dittature militari e denunciavano le molteplici violazioni dei diritti umani. Organizzavano anche "ollas populares" (le pentole comuni, NdT) che permettevano alle famiglie danneggiate di sopravvivere alla prima ondata delle terapie shock applicate dalle dittature. Questo periodo creò un'immagine favorevole, anche nella sinistra, intorno alle ONG ed esse venivano considerate parte del "campo progressista". Senza dubbio e sin da allora i limiti delle ONG erano evidenti. Mentre attaccavano le violazioni dei diritti umani perpetrate dalle dittature locali, rare volte denunciavano i "padrini" statunitensi ed europei che le finanziavano e assistevano. Ancora meno c'è stato uno sforzo serio per vincolare la politica economica e le violazioni dei diritti umani con la nuova fase del sistema. Ovviamente le fonti esterne di finanziamento limitarono la sfera per le critiche e l'azione in difesa dei popoli. Mano a mano che cresceva l'opposizione al modello economico selvaggio degli anni '80, i governi statunitensi ed europei e la Banca Mondiale incrementarono i finanziamenti alle ONG. Esiste una relazione diretta tra la crescita dei movimenti sociali che sfidavano il modello neoliberista e gli sforzi per sovvertirli mediante la creazione di forme alternative di azione sociale mediante le ONG. (Continua)
Mauro Bulgarelli e Umberto Zona autori del recente “ Mercenari. Il business della guerra” dal quale è ripreso il capitolo pubblicato
In una "guerra umanitaria", è intuitivo, devono risultare di importanza strategica le motivazioni "morali" che starebbero alla radice della scelta militare. I disagi, le distruzioni, le tragedie umane e sociali di intere popolazioni possono, dunque, essere la chiave utile a giustificare l'azione: possono, insomma, opportunamente comunicate, essere la leva che aiuta a creare il consenso intorno agli "eserciti liberatori". Anche nelle guerre di cui abbiamo appena parlato, il trattamento riservato alle popolazioni "soccorse" è stato sistematicamente incentrato sulla spettacolarizzazione della sofferenza, sulla sottolineatura della condizione di "vittime bisognose" dei gruppi etnici o sociali sui quali l'intervento umanitario si incentrava. Una tecnica che, nel descrivere una realtà distorta funzionale all'obiettivo di giustificare l'intervento, lede profondamente la dignità di quelle persone che, oltre a vivere il dramma della guerra e della perdita di beni e affetti, si ritrovano ridotti, nell'immaginario collettivo, al ruolo di "mendicanti". (Continua)
Seminario organizzato dalle Brigate di solidarietà e per lapace a Lucca il 5 e 6 novembre 2005
Il RUOLO DELLE ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE NELLA GLOBALIZZAZIONE NEOLIBERISTA
Intervento della: Assemblea Spazi Autogestiti di Lucca
Intendiamo iniziare questo forum spiegando il motivo che ci ha spinto ad organizzarlo.
Come molti di voi sapranno da circa tre anni esistono in Toscana le "Brigate di solidarietà e per la pace (brisop) che hanno avviato un percorso di conoscenza reciproca con la cooperativa agricola integrale "nuevo horizonte" e con la alianza por la vida y la paz nella regione del Peten in Guatemala. Ci sembra chiaro che il nuovo mondo possibile o ci sarà per tutti o non ci sarà per nessuno.
I disastri sociali ed ambientali provocati dalla globalizzazione neoliberista nel sud come nel nord del mondo sono sotto i nostri occhi. Per questo vogliamo sviluppare un nuovo modo di fare solidarietà internazionalista, contribuendo attivamente a rompere il rapporto di dipendenza e sudditanza del sud del mondo nei confronti del nord. Attraverso la conoscenza diretta abbiamo cominciato a costruire rapporti di collaborazione, su di un piano di assoluta parità e reciprocità, per creare un fronte comune nel nord e nel sud che assuma il superamento del neoliberismo come obbiettivo strategico. Va sottolineato come l’esperienza di "nuevo horizonte" e della alianza por la vida y la paz non siano isolate, ma siano parte di una serie di realtà che, nel continente latino americano, stanno sviluppando una lotta di emancipazione attraverso forme di contropotere e di alternativa sociale: in Salvador, Argentina, Brasile, Messico, Venezuela solo per ricordarne alcune. (Continua)
Intervento al seminario di Giorgio Ferrari di Rossovivo
La società civile e la guerra
In occasione del Montreal International Forum dello scorso giugno (massima espressione dell'associazionismo non governativo), il segretario dell'Onu Kofi Annan definì la società civile come la nuova superpotenza mondiale. Per altri versi e con maggior valenza concettuale, la recente Costituzione europea, introducendo il principio della democrazia partecipativa (Titolo VI, Artt. I-47; I-50) riconosce alla società civile e alle sue associazioni il ruolo di interlocutore delle istituzioni.
Ma che cos'è la "società civile"? La definizione più semplice che ne abbiamo è quella di comprendervi tutto ciò (o quasi) che non fa parte dello Stato, che non opera come lo Stato in quanto espressione di diritti naturali dell'individuo e di gruppi sociali (coesistenti, pre-esistenti o comunque indipendenti dallo Stato) che come tali limitano e restringono la sfera del potere politico. (Continua)
IL SILENZIO SULLE PROPRIETÀ COLLETTIVE. IN MOVIMENTO PER LA RIAPPROPRIAZIONE.
Processi di espropriazione e di sfruttamento nelle globalizzazioni del Capitale - Tradizioni della Cooperazione Antagonista
(fabrizio bertini)
L' incontro di Lucca - "E' finita l' epoca delle Ong. Dall' Aiuto allo Sviluppo alla Cooperazione Antagonista contro guerra e neoliberismo", 5/6 novembre 2005 - assume Ong e Cooperazione Antagonista come termini di una contrapposizione strutturale.
Nel suo intervento - "La società civile e la guerra" - Giorgio Ferrari sviluppa una indagine critica del concetto di 'società civile', la cui espressione principale e più diffusa nella contemporaneità viene identificata nelle Organizzazioni non governative (Ong).
Secondo Ferrari, le interpretazioni prevalenti della 'società civile' - da quella propria della tradizione giusnaturalistica, a quella di Hegel che la concepisce come " momento giuridico amministrativo delle relazioni tra gli uomini, mentre lo Stato vero e proprio avrebbe rappresentato il momento etico-politico", a quella di Marx che "riconduce l' analisi della società civile nell' ambito dell' economia politica proprio in quanto le istituzioni politiche si basano sui rapporti materiali dell' esistenza dai quali prende origine la società civile" - la descrivono come una delle manifestazioni della società borghese. (Continua)
IL NO PROFIT, IL VOLONTARIATO, LE CONTRADDIZIONI "ALL’INTERNO"
Intervento di: un Compagno del Centro Sociale "Godzilla" di Livorno
Il fenomeno del non-profit è in continua ascesa, almeno dal punto di vista quantitativo, favorito dal contesto politico, economico e sociale in cui stiamo vivendo. Abbiamo constatato come negli ultimi anni sia cresciuta l’attenzione del mondo politico nei confronti di questo settore attraverso una costante produzione normativa e attraverso l’istituzione di appositi comitati di studio e osservatori nazionali. Il mondo politico, infatti, si è reso conto dell’originalità delle risorse e delle strategie del terzo settore, che già da molti anni ha conquistato un suo spazio autonomo all’interno della società.
Il problema consiste nel distinguere tra le attività che rientrano in un terzo settore, davvero diverso dal mercato, e quelle che, al contrario, allargano l’ambito mercato e il suo dominio sui diversi aspetti della vita sociale o addirittura favoriscono alcune sue forme deteriori. Per distinguere in questo senso occorre invece considerare il significato sociale delle organizzazioni, esaminandone gli scopi e la struttura interna. Si pensi ad esempio all’ambiguo significato che rischiano di avere organizzazioni (no profit?) che si occupino dello smistamento di lavoratori in impieghi temporanei. (Continua)
Intervento di: una compagna dello Spazio Antagonista “Newroz” di Pisa
Nel quadro regionale del Medio Oriente arabo, la società palestinese si è sempre distinta storicamente per la vitalità della rete associativa che costituiva una base di resistenza all’occupazione insieme a forme tradizionali di organizzazione come la famiglia, la moschea, la chiesa o la comunità di villaggio. Questa rete dava risposta prima di tutto ai bisogni materiali della popolazione soprattutto nel campo della salute e della scuola. Era contemporaneamente un fattore di mobilitazione sociale e politica, che contribuiva a preservare l’identità nazionale dei territori occupati. Molte associazioni erano legate alle fazioni politiche dell’Olp, che tentava di assumere il controllo dei sindacati, delle organizzazioni femminili o di quelle studentesche. Quando, dopo la repressione israeliana della primavera del 1982, i Palestinesi hanno visto allontanarsi la prospettiva di un’ imminente nascita dello Stato, l’azione si è spostata dal terreno strettamente politico verso quello dell’impegno sociale. È a questo punto che sono nati i comitati popolari di lavoro volontario, che hanno cambiato la natura stessa del militantismo nazionalista e ne hanno allargato la base, impegnandosi nella gestione delle città, nell’assistenza medica o giuridica ai più poveri, nella creazione di cooperative domestiche o di centri di pianificazione familiare. La rete di comitati popolari ha costituito in realtà contemporaneamente, un serbatoio di reclutamento per le fazioni politiche, e lo strumento di una mobilitazione sociale di massa che ha trionfato poi con l’Intifada. (Continua)
MANIFESTO DELLA COOPERAZIONE ANTAGONISTA
Brigate di solidarietà e per la pace
º PERCHÉ MANIFESTO.
I "Manifesti", indipendentemente dalla loro specifica valenza, vedono in generale la luce nell’intento di mettere ordine nelle idee e nella attività politica di un numero di persone, in generale non astronomico, che individuando ed analizzando una contraddizione non risolubile nella realtà sociale -meno o più generale, meno o più complessa- che le vede attori, vogliono rendere pubblico e patente come tale contraddizione pretendono di superare; rompendo, necessariamente, con la prassi che l’ha generata e con la teoria che la giustifica.
I "Manifesti" fissano i loro fondamenti in categorie teoriche di interpretazione, dalle quali sviluppano riflessioni, indicazioni e proposte ritenute sufficienti e funzionali per indicare la direzione di superamento della contraddizione individuata. (Continua)
IL CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DI PISTOIA INVIA AL TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE UNA PETIZIONE AFFINCHÉ SIANO PERSEGUITI MANDANTI ED ESECUTORI DEL GENOCIDIO DEL POPOLO GUATEMALTECO
Le ragioni dell’appello
Premessa: "La memoria del silenzio"
Il 25 febbraio del 1999 a Città del Guatemala fu presentata la relazione ufficiale della "Commissione per il Chiarimento Storico" (CEH) che aveva avuto formalmente origine all’interno dei colloqui di pace ufficiali, tenutisi, sotto l’appoggio e la pressione-controllo dell’ONU, tra la guerriglia (URNG) ed il governo guatemaltechi, con il compito di investigare le violazioni dei diritti umani avvenute nel Paese durante il lungo periodo della guerra civile e di individuarne le cause interne ed esterne. (Continua)





