Saluto e intervento al VI Incontro Guevarista

¡Camaradas!

Envíamos de Italia un saludo a todas y a todos los participantes al Sexto Encuentro de la CGI. Nos acompañan, hoy, en este intercambio militante, amigos y camaradas -entre ellos Lorenzo Cosimi, Secretario del Partido de la Refundación Comunista de Livorno- que tomarán en seguida la palabra para brindar informaciones sobre el cuadro político en el cual, nosotros, nos encontramos luchando.

El momento actual, en nuestro país, es para todos nosotros muy dificil. En realidad resulta también dificil, aunque de distinta misura y manera, para el enemigo. Las características históricas que condicionaron la formación del rapaz y raquítico capital financiero italiano se hacen presente como factores que están sinergizando, en el interior del horno en el cual se desarrollan las contradicciones de todo el sistema de producción capitalista, las específicas debilidades de su burguesía, de la burguesia italiana; con relación a estas mismas específicas debilidades, que muestran de manera más clara que en otros países como sean irresolubles las contradicciones de clase, hemos evaluado, conjuntamente a otros grupos marxistas y leninistas, necesario y posible retomar de manera abierta el planteamiento de construir una sociedad socialista como única solución para la libertad política y económica de las clases subalternas: dando los primeros pasos para empezar a crear las condicione teóricas y de organización coherentes con esta asunción. En este marco y debido a la correlación concreta de fuerza, un lugar importante lo tiene el trabajo político coordinado -implementado por los sobredichos grupos y también por comunistas revolucionarios aislados- para recuperar la memoria de clase; la memoria histórica; la evaluación crítica de las experiencias política y económica de transicción al socialismo; las categorías analíticas marxistas y leninistas y sus instrumentos propios y adecuados al presente: entre ellos y bandera de la CGI, el internacionalismo proletario, que tiene que ser definido por objetivos y practicas que sean coherentes a la presente fase; tarea que también serà retomada por camaradas que hablarán después.

La muy delicada fase del intento de construcción de un germen comunista revolucionario -los dos últimos sustantivos no son una redundancia sino una necesidad nacida por causa de una derrota histórica- nos obliga a no tenerle miedo al debate y a la confrontación con todas las otras realidades políticas que se declaren internos a una izquierda anticapitalista y antimperialista, realizando con ellas, si posible, trozos de caminos reciprocamente provechoso. Pero también nos obliga a un fuerte cuidado ideológico que tiene que ser necesariamente firme, afuera de consideraciones subjetivas, sobre todo tomando en cuenta la especificidad de la izquierda italiana. Sin este cuidado, está demostrado de sobremanera, cualquier intento de construcción está desinado al fracaso.

¡Camaradas! Esperamos que el Sexto Encuentro de la CGI se desarrolle positivamente: que nos brinde, por una análisis de clase, apoyo concreto a todos nosotros para entender mejor la compleja realidad que nos rodea; que nos indique acciones concretas y oportunas a implementar entre fuerzas comunistas.

El frente de lucha por el socialismo tiene que ser una trinchera sin solución de continuidad. En este contexto va nuestro apoyo y nuestra solidaridad: ¡a la lucha de emancipación de los pueblos contra el capitalismo y el imperialismo! ¡a las avanguardias representatadas por las FARC y el FPLP! ¡a su Secretario Ahmad Saadat ilegalmente encerrado en las carceles sionistas!

CCR – BRISOP

Come compagne e compagni  da anni impegnati sul fronte internazionalista, riteniamo prioritario sviluppare in modo sistematico, l’analisi e la comprensione della lotta di classe a livello internazionale, considerata la fase di capitale finanziario globalizzato nella quale operiamo. Il fronte dello scontro è continuo e la pratica concreta dell’internazionalismo proletario diviene sia un potente strumento di crescita politica soggettiva e collettiva, sia un ponte di solidarietà di classe costruito per essere percorso nei due sensi. Il nemico di classe ha sempre lavorato costruendo fronti internazionali di guerra e di attacco terroristico a tutte le esperienze e i tentativi di cambiamento della società. A livello dirigenziale, l’esperienza accumulata in Centramerica è stata trasferita al medio oriente. Rimarchiamo brevemente alcuni fatti: Il piano del Pentagono chiamato “Opzione Salvador per l’Iraq”, che si ispirava e prendeva come modello le operazioni sotto copertura compiute in Centramerica, iniziato nel 2004, fu portato avanti sotto la guida dell’ambasciatore statunitense in Iraq John Negroponte (anni 2004-2005), congiuntamente a Robert Stephen Ford, che fu nominato ambasciatore per gli Stati Uniti in Siria nel gennaio 2011, meno di due mesi prima dell’inizio dell’insorgenza armata diretta contro il governo di Bashar Al Assad.  “L’opzione Salvador” è un modello terrorista di uccisione di massa da parte degli squadroni della morte sponsorizzati dagli Stati Uniti, utilizzato per la prima volta nel Salvador, quando la resistenza contro la dittatura militare era all’apice ,che provocò circa 75.000 morti. John Negroponte aveva prestato servizio come ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras dal 1981 al 1985. Come ambasciatore a Tegucigalpa, aveva giocato un ruolo chiave nel sostenere e supervisionare i mercenari della Contra in Nicaragua che erano stanziati in Honduras. Gli attacchi oltre confine della Contra verso il Nicaragua costarono la vita a  circa 50.000 civili. Nel 2004, dopo aver servito come direttore dell’Intelligence nazionale nell’amministrazione Bush, John Negroponte fu nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq, con un mandato molto specifico: la costruzione dell’”Opzione Salvador” in Iraq.  L’ambasciatore statunitense in Siria (nominato nel gennaio 2011), Robert Stephen Ford aveva fatto parte dell’equipe di Negroponte all’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad (2004-2005). Ford ha anche avuto un ruolo nel reclutamento di mercenari Mujahideen dai paesi arabi vicini e nella loro integrazione nelle “forze di opposizione” siriane.

Anche in seguito alla sua partenza da Damasco, Ford ha continuato a sovrintendere la progettualità sulla Siria come si evince da alcune sue dichiarazioni. E soprattutto il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, in collaborazione con numerose agenzie di intelligence statunitense e con il Pentagono, ha supervisionato e supervisiona il sostegno degli Stati Uniti all’”esercito libero siriano”. Il vero e proprio reclutamento dei terroristi mercenari, comunque, è portato avanti in Qatar e Arabia Saudita in collegamento con gli ufficiali dell’intelligence turca, saudita, qatariota, libica e della NATO più alti in grado. A questo nefasto flusso terroristico, noi come comunisti e comuniste abbiamo il dovere di opporre un flusso di direzione contraria, praticando concretamente l’internazionalismo proletario.

Cosa intendiamo per “pratica concreta dell’internazionalismo proletario”: le conoscenze reali, materializzate attraverso scambi tra militanti comunisti, dei rispettivi scenari di lotta; i momenti comuni di studio e di solidarietà tra militanti comunisti che intercettano le rispettive strategie di classe tanto proprie quanto dell’avversario; la definizione di progetti comuni per la nascita di strutture culturali e di propaganda, ma anche legali, rispettivamente per la implementazione viva del materialismo storico e del materialismo dialettico e per la difesa dei militanti comunisti.

Ed è in questo contesto che si situa la nostra proposta di una missione di solidarietà che si recherà nel campo profughi palestinese di Yarmouk in Siria.

Due anni fa abbiamo incontrato i compagni palestinesi del FPLP del campo profughi di Yarmouk, a Damasco. Questo incontro resta, per noi, un legato politico. Lo resta negli impegni: come quello di sviluppare una campagna per la liberazione di Ahmad Saadat. Lo resta nella memoria: come la convinzione della loro volontà di lotta per tornare a essere un popolo. Questa legittima e eroica lotta, riconosciuta anche dalle Nazioni Unite, passa, purtroppo necessariamente, per un difficile scontro militare col terrorismo di stato sionista; a differenza, però, di altre organizzazioni palestinesi, la resistenza dei compagni di Yarmouk non poggia su pilastri razziali o religiosi ma su una visione laica e socialista. In questo contesto, non esistono evidentemente altri bastioni politici e culturali in grado di opporsi al tentativo al-qaedista, o di altre realtà ad essa assimilabili, di egemonizzare i frutti della disperazione e della frustrazione prodotti oggettivamente dalla vita nei campi profughi. Eppure queste frazioni terroristiche, che ricordiamo essere considerate dagli Stati Uniti e dall’Occidente, specie dopo l’attentato dell’11 settembre, il “male assoluto” da distruggere a tutti i costi, sono oggi tollerate e appoggiate proprio nel loro tentativo di “ingoiarsi” Yarmouk.

Il paradosso è solo apparente.

La crisi e la guerra, binomio oggettivo e inscindibile del capitalismo monopolista, sono l’attuale strategia concretamente utilizzata per addivenire a una nuova spartizione e rapina del mondo da parte del capitale finanziario globalizzato. Per questo suo obiettivo, la realizzazione del controllo reazionario e terroristico (fascismo) delle masse popolari arabe da parte dei Fratelli Musulmani e degli al-qaedisti è considerata un passaggio fondamentale. Contraddizioni etniche e religiose sono infatti contraddizioni che, una volta cancellata la lettura di classe, l’imperialismo può rendere antagoniste creando uno scenario nel quale la sua vittoria è pressoché assicurata.

 

A questa enorme pressione sono ora sottoposti i compagni di Yarmouk. Andare a Yarmouk significa fare un passo nella direzione della dialettizzazione di due punti: la necessità di ricreare un fronte di classe chiaro anche qui da noi, che separi le nostre responsabilità da quelle della borghesia al governo, che persegue le politiche criminali  e l’evidenza della irriformabilità del capitalismo che necessita della guerra, interna ed esterna per garantire la sua riproduzione.

La presenza di compagne e compagni italiani sarà particolarmente significativa se sarà anche sostanziata dalla presenza degli espulsi e espulse dal ciclo di lavoro capitalista: giovani precari, pensionati proletarie dedite ai lavori di cura. In quel segmento di classe, insomma, che ha il diritto, ma anche il dovere, di spiegare ai compagni che vivono questa terribile aggressione cosa significa oggi “democrazia” e capitalismo in Italia.

 

 

 

 

 

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